FAMIGLIA E VITA: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana
Ricevendo, per il tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno, gli amministratori della Regione Lazio, del Comune di Roma e della Provincia di Roma, il Papa è tornato sui temi essenziali della famiglia e della vita. C’è stata una levata di scudi laicista, peraltro rapidamente stemperata. Perché è chiaro che su questi temi non si può giocare. Ed allora merita sottolineare due passaggi del discorso di Benedetto XVI. Il primo è l’annotazione a proposito dell’identità del matrimonio come unione di un uomo e di una donna: "Non si tratta qui di norme peculiari della morale cattolica, ma di verità elementari che riguardano la nostra comune umanità: rispettarla è essenziale per il bene della persona e della società".Verità elementari. Bisogna resistere alle tendenze a sovrapporre forzature ideologiche alle "verità elementari" che rappresentano gli elementi connettivi della società. Bisogna che l’opinione pubblica supporti i decisori politici e i legislatori a resistere a quella pur seducente teoria che vorrebbe escludere qualsiasi opzione valoriale in nome di una concezione puramente procedurale e relativistica della democrazia.Da questo punto di vista bisogna allora ricordare un altro passaggio del discorso del Papa, come sempre franco, chiaro e sereno. "È un grave errore – ha detto Benedetto XVI – oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà, alcuna effettiva esigenza sociale".C’è qui un appello al realismo. L’attentato alla famiglia, che Pacs e altre forme di riconoscimento portano con sé, non è una "esigenza sociale". Ben altre sono le emergenze, in tema di famiglia, puntualmente ricordate dal Papa: i costi degli alloggi, gli asili nido, la gestione degli anziani. E se tutto il rumore sui Pacs non nascondesse semplicemente la tendenza ad occuparsi solo degli affluenti, dei casi alla moda, consegnando i veri soggetti deboli, in particolare bambini e anziani, le famiglie normali, a loro stesse?
Ancora una volta, se guardiamo alla realtà smascheriamo le operazioni ideologiche che stanno sotto il troppo vociare. Perché allora non rovesciare la prospettiva rispetto al dibattito così come ci viene rilanciato da troppe agenzie interessate in modo sospetto più alle coppie omosessuali che alle bollette mensili? Perché non guardare, come non si stancano di fare i cattolici, alla famiglia e alla vita dalla parte delle "verità elementari" e delle "esigenze sociali"? Scopriremmo un’agenda delle cose da fare che ha ben poco in comune con Zapatero o Elton John, che parla di politiche sociali, di politiche fiscali, di politiche scolastiche. Un’agenda che costruisce il futuro e su cui si possono realizzare le più ampie convergenze.