"Difficoltà economiche, persistenza di ingiuste disparità, insicurezze esistenziali, il venir meno di riferimenti valoriali certi, soprattutto la crisi della concezione stessa della persona umana, aggredita dal crescente relativismo e da uno scientismo che vorrebbe ridurre l’uomo a una cosa da trasformare e di cui disporre a piacimento, negandone la specifica dignità": sono queste le "innumerevoli e multiformi" situazioni che oggi possono "incutere terrore alla gente del nostro tempo", i nuovi "nemici dell’umanità" assai "più temibili" e che rischiano di "frenare la nostra dovuta reazione".
Lo ha detto questa mattina mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei nel corso dell’omelia celebrata all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove è in corso la IV Assemblea organizzativa della Federsolidarietà e alla quale partecipano 500 delegati provenienti da tutt’Italia, sul tema "Sentimenti di responsabilità".
Commentando il brano evangelico della guarigione dell’uomo con la mano inaridita mons. Betori ha affermato che anche noi "potremmo ritrovarci inerti di fronte al male che aggredisce la gente e la paralizza".
Di fronte al male "ognuno di noi è responsabile", quindi ha aggiunto il segretario generale della Cei "non si può sfuggire al compito che ci è dato di contribuire alla crescita del bene nella società umana. È il principio personalistico, che sta alla radice della concezione ebraica e poi cristiana dell’uomo, da cui germina l’idea stessa della cooperazione, esperienza in cui le persone si incontrano per scambiarsi il dono dei propri talenti e del proprio lavoro per l’edificazione di tutti". (segue)