"Le Consulte sono un utile strumento per favorire la partecipazione degli immigrati alla vita politica, ma non devono essere composte soltanto da stranieri". È il pensiero, raccolto nello speciale di Sir Regione (old.agensir.it) sul voto amministrativo agli immigrati, di Allamine Fazari, presidente della Consulta comunale di Cesena e consigliere aggiunto nel Consiglio comunale. I 17 membri rappresentano le diverse terre di provenienza; Fazari lamenta, però, la mancanza di comunicazione tra italiani e stranieri. "Servirebbe spiega un organismo dove italiani e stranieri possano lavorare insieme, per capire gli uni i problemi degli altri". L’Emilia Romagna ha maturato da anni una sensibilità specifica in merito alla partecipazione degli immigrati alla vita pubblica: nel 1994 a Nonantola (Modena) fu istituito il primo consigliere comunale aggiunto; attualmente si hanno consulte comunali a Cesena, Forlì, Modena e Ravenna, oltre che in numerosi centri minori. Nel maggio 2002 a Rimini si sono tenute le elezioni per una Consulta di livello provinciale primo caso in Italia , mentre la Regione ha istituito una Consulta regionale nel 2004. Al Sud, invece, l’unica esperienza di una Consulta a livello provinciale è quella di Caserta, in Campania: istituita nel 2003, nel 2006 ci dovrebbero essere le nuove elezioni dei consiglieri. "Purtroppo osserva Giancamillo Trani, responsabile per l’Immigrazione della Delegazione Caritas campana i consiglieri aggiunti sono figure solo onorifiche". Si trova d’accordo con questo giudizio Albeetar Fadl, di origine giordana, docente di lingua e letteratura araba all’Università di Lecce, per il quale "il consigliere aggiunto può fare ben poco e, quindi, non è un’esperienza tanto positiva". Lecce, peraltro, è l’unico comune pugliese in cui è presente tale figura.