NIGERIA: OSTAGGI SHELL. LA CHIESA NIGERIANA, "NON È LA PRIMA VOLTA. SPERIAMO L’AMBASCIATA RIESCA A FARE QUALCOSA"

"In passato gli ostaggi sono stati liberati perché è stato pagato un riscatto, raggiunto un accordo, ma non è escluso che ci siano delle vittime, perché se il governo attacca o c’è qualche reazione potrebbero esserci delle conseguenze. In questi Paesi la morte conta molto poco". Non è una novità la notizia del rapimento, in Nigeria, di quattro dipendenti della compagnia petrolifera Shell un bulgaro, un americano, un britannico e un honduregno), in mano ai guerriglieri dallo scorso 12 gennaio, di cui lo statunitense ammalato gravemente. Nel corso di una telefonata all’agenzia Reuters il sequestratore ha minacciato che se morirà l’ostaggio, verranno uccisi anche gli altri tre. "Non è la prima volta che rapiscono stranieri – racconta al Sir una fonte all’interno della Chiesa nigeriana che preferisce non essere citata -. Anche noi leggiamo le notizie dai giornali, per cui come Chiesa possiamo fare ben poco. Il vescovo locale certamente seguirà la vicenda, ma la Chiesa non può intervenire. E poi non ci è stato direttamente richiesto nulla. Sembra che uno degli ostaggi sia molto ammalato, quindi spero che l’ambasciata riesca a fare qualcosa". L’interlocutore spiega che dietro a questi sequestri "ci sono questioni politiche, economiche, gruppi armati che rivendicano soldi e altri vantaggi. E’ una zona abbastanza calda. La popolazione locale vive grossi disagi, rivendica maggiori vantaggi dallo sfruttamento del petrolio, denunciano l’inquinamento ambientale, quindi i problemi sono molti". In quella zona, spiega, "esiste anche una Commissione della Chiesa per la riconciliazione, con un sacerdote incaricato di portare la pace tra questi gruppi etnici locali, che rivendicano maggiori benefici rispetto agli interessi delle compagnie petrolifere e del governo nigeriano". In Nigeria – dove vivono 135 milioni di abitanti – vi sono molte tensioni tra i gruppi etnici e tra nord e sud del Paese.