MINORI: UN VESCOVO RACCONTA IN LIBRO LA SUA STORIA CON GLI "SCUGNIZZI"

Ci sono bambini che nascono e crescono in famiglie che sono "piccole chiese"; ci sono bambini che non possono contare sull’amore e sulla rettitudine della famiglia e che "perdono la strada", anche solo perché nessuno li ama. Questi sono "i bambini di don Antonio", sin da quando, parroco di Santa Ninfa nel Belice piagato dal terremoto, raccolse i bambini figli delle baracche e li portò a Roma, dal presidente della Repubblica, per smuovere le coscienze politiche affinché curassero la cancrena delle baraccopoli dei terremotati. Le loro storie sono ora raccolte in un libro, "Gli scugnizzi di don Antonio", scritto dal vescovo Antonio Riboldi per ripercorrere l’amicizia con i ragazzi della Comunità di Villa San Francesco, che a Facen di Pedavena (Belluno) dura da 23 anni. Il libro verrà presentato giovedì prossimo, 26 gennaio (ore 20.15), nella sede della Comunità, dove sei giornalisti e quattro ragazzi intervisteranno il vescovo, dal 2000 vescovo emerito di Acerra (Napoli), che aveva "guidato" pastoralmente dal 25 gennaio 1978. "Vescovo perché ci vuoi bene? Ma chi siamo noi? Noi siamo scugnizzi. Noi siamo fetenzia, disgraziati", è una delle domande difficili che don Antonio si sentì fare a bruciapelo da uno dei "suoi scugnizzi". "No, non ditelo mai – rispose – voi siete uguali agli altri, ma avete avuto la sfortuna di non conoscere la gente che vi vuol bene". Ad esempio il ragazzo che, in napoletano, scrive una lettera al papà detenuto che suona così: "Papà non ti arrabbiare, ma questa mia vita non sarà come la tua!".