Un prete che "ha dato la sua vita per tutti, servendo con dedizione all’interno del Campo di concentramento e provvedendo alle necessità materiali oltre che spirituali dei cattolici e degli altri prigionieri durante e anche dopo la guerra". La diocesi di Carpi ricorda così don Francesco Venturelli, cappellano a Mirandola, poi parroco di Fossoli e cappellano del campo di concentramento, assassinato da ignoti il 15 gennaio del 1946. Per "comprendere meglio" questa figura di sacerdote diocesano, ma che per "ricercare le motivazioni per cui nel secondo dopoguerra, soprattutto in Emilia, tanti sacerdoti furono uccisi", la diocesi ha organizzato diverse iniziative, tra cui una messa di suffragio presieduta dal vescovo, mons. Elio Tinti, l’8 gennaio e un incontro la domenica seguente, 15 gennaio, anniversario della morte, su "Don Francesco Venturelli sacerdote, cappellano, parroco di Fossoli, cappellano del Campo". In una relazione sulla sua attività di cappellano nel "Campo 73", come era chiamato allora il campo di concentramento, don Venturelli scrive tra l’altro:" "Del lavoro compiuto e di quasi tute le persone avvicinate esistono testimonianze presso il sottoscritto, il quale ha l’impressione di aver compiuto il suo dovere come sacerdote e come cittadino". Don Francesco Venturelli nacque a Granaceto di Modena nel 1887 e fu ordinato sacerdote nel 1913 da mons. Andrea Righetti. Cappellano a Mirandola, dopo il servizio militare svolto come sergente di sanità e cappellano durante la prima guerra mondiale, tornò a Mirandola e poi a Fossoli, come cappellano del campo di concentramento. Fu assassinato a 59 anni, la sera del 15 gennaio 1946, sul sentiero che dalla chiesa parrocchiale portava alla provinciale Carpi-Mantova, oggi statale Romana Nord, in un agguato; ancora sconosciuti i colpevoli.