STORIA E CULTURA: AFFINATI (SCRITTORE), GIOVANNI PAOLO II E BENEDETTO XVI "UN RISARCIMENTO DELLA STORIA". ACCANTO AI RAGAZZI STRANIERI

"Da bambino giocavo a pallone di fronte al Colosseo. Credo che questo mi abbia comunicato il senso di vanità della storia di cui parla l’Ecclesiaste". È un pensiero di Eraldo Affinati, lo scrittore romano che appare oggi nel sito d’informazione diocesana di Roma www.romasette.it.
Insegnante ed editorialista, oltre che scrittore affermato, Affinati parla dell’attenzione data nelle sue opere alla tragedia della seconda guerra mondiale. «Mio nonno – ricorda lo scrittore nell’intervista on line – venne ucciso dai nazisti e mia madre riuscì a scappare". "Questi fatti – aggiunge –  sono stati importanti, forse più di quanto io stesso abbia creduto. Ma non è solo una questione personale.Credo che una comprensione profonda di quanto accadde sessant’anni fa sia cominciata solo da poco, nel momento in cui “la generazione dei nati dopo”, cui appartengo, ne ha preso coscienza». Di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, Affinati dice: «Senz’altro, si tratta di due grandi figure e mi colpisce anche il segno che la storia ci offre, mi riferisco alla provenienza dei due pontefici. Sembra davvero un risarcimento della storia questo doppio pontificato polacco-tedesco».
Lo scrittore insegna a minori stranieri non accompagnati nella Città dei Ragazzi, a Roma. «Ho chiesto di insegnare italiano e storia ai cosiddetti ‘minori stranieri non accompagnati’ – dice – perché credo di poter essere utile a questi ragazzi sfortunati, molto spesso orfani, provenienti da tutto il mondo. Africani, slavi, afgani, cattolici, ortodossi, musulmani, sono giovani straordinari. Sarebbe splendido se l’amicizia che riusciamo a intrecciare tutte le mattine, in via della Pisana, diventasse, per me e per loro, l’avanguardia di ogni altro rapporto umano».