Quelle rivolte a padre Fedele Bisceglia, il frate di Cosenza accusato di stupro, "sono accuse gravissime, ma attendiamo dalla magistratura gli esiti delle indagini, non solo sulle accuse ma anche sulle prove che hanno portato a formularle". Così mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, ha risposto ai giornalisti, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Comunicato finale del Consiglio permanente della Cei. "Sembra emergere un evidente contesto di atti profondamente e moralmente deplorevoli ha commentato il segretario generale della Cei a proposito della vicenda che in questi giorni ha monopolizzato l’attenzione delle cronache che lascia fortemente preoccupati i vescovi italiani, anche se bisogna dire che anche in questo caso le intercettazioni sono state usate per provocare giudizi sommari su dati che andrebbero tutelati". "Normalmente ha poi precisato Betori interrogato sulle procedure ecclesiastiche in materia l’atteggiamento della Chiesa è quello di non intralciare con proprie indagini quelle che compie l’autorità civile. Dopo che si è concluso l’iter della magistratura, c’è però sempre un’indagine ecclesiale, a cui normalmente non viene dato il risalto che viene dato ad altre attività inquisitorie. Non manca quindi né il giudizio, né la comunicazione del giudizio, che dipende dagli ambiti interessati". Circa il caso in questione, mons. Domenico Mogavero, sottosegretario della Cei, ha ricordato come il vescovo di Cosenza abbia dichiarato che "non c’è stato nessun coinvolgimento di nessuna istanza ecclesiastica nell’appurare elementi poi sfociati nelle indagini". L’atteggiamento del presule, dunque, è dipeso "dalla mancata cognizione dei dati, non dalla rinuncia ad intervenire o da una delega in bianco alla magistratura". In quanto religioso, infine padre Bisceglia "è sottratto alla giurisdizione del vescovo per gli aspetti disciplinari, qualsiasi intervento spetta al suo superiore".