” “”Sono i disabili che mi hanno insegnato che è possibile sperare, ad alzare lo sguardo”. Suo Raffaella Gatta, ieri volontaria e oggi religiosa delle suore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, racconta così la sua esperienza nella Piccola Casa Divina Provvidenza di Torino, a fianco di quelli che il santo chiamava “i figli e le figlie più buone” di Dio. La loro ha testimoniato suor Raffaella, nel corso della tavola rotonda sui “volti della speranza” organizzata nell’ambito del Convegno annuale del Centro nazionale vocazioni, che si chiude domani a Roma sul tema: “Come la pastorale vocazionale testimonia Cristo Ritorto speranza del mondo?” è “una gioia disarmante e contagiosa”, che “sfida il pensiero moderno, secondo il quale Dio potrebbe evitare il male” e dice che “la sofferenza e la morte non sono l’ultima parola, perché i disabili sono chiamati, come Cristo, a vivere la sofferenza come un passaggio, inevitabile ma che rimane tale”. Da Torino a Riccione, dove dal ’98 è nato “Punto giovane”: una struttura ha spiegato Francesca Civoli voluta “dall’entusiasmo dei giovani e dalla passione dei preti”, dopo l’esperienza della “missione popolare” promossa dal vescovo, mons. Mariano De Niccolò. Una sorta di “oratorio cittadino” gestito dagli animatori che vivono nella casa e a disposizione della “formazione” degli educatori, dei percorsi per i ragazzi che frequentano la parrocchia ma anche di quelli che non la frequentano, i cosiddetti “lontani”. Corsi di teatro e di musica, attività manuali, iniziative sul territorio, un sito Internet e una “chat amica” le offerte principali di “Punto giovane”, che dopo la Gmg del 2000 ha proposto anche esperienze di “evangelizzazione di spiaggia”, per attirare in molti giovani che soprattutto durante l’estate affollano il litorale romagnolo.