CARPI: 60 ANNI DALL’ASSASSINIO DI DON VENTURELLI, "QUESTI PRETI SONO MORTI PIU’ VOLTE"

"Questi preti sono morti due o tre volte. Una per il piombo, poi per le calunnie. La terza morte è l’assenza di una giustizia umana: troppi processi non fatti o finiti con amnistia o con condanne sommarie di innocenti". Lo ha detto Roberto Beretta, giornalista di Avvenire, intervenendo alla commemorazione dell’assassinio di don Francesco Venturelli, tenutasi ieri a Carpi, con una messa celebrata dal vescovo, Elio Tinti, ed una lapide inaugurata in ricordo del sacerdote, parroco di Fossoli e cappellano del campo di concentramento, assassinato in un agguato da ignoti il 15 gennaio del 1946. Dei 736 sacerdoti morti durante la guerra in Italia, ha ricordato Beretta, "50 sono stati uccisi dopo la liberazione, senza nessun motivo bellico. Certo non tutti i partigiani hanno ucciso, e non tutti i preti furono uccisi dai partigiani – ha precisato e se si parla di tutto ciò non è per sminuire l’indubbio valore della Resistenza e della democrazia. Tanti delitti, però, aspettano ancora la loro giustizia". Quanto al profilo dei sacerdoti uccisi, l giornalista li ha descritti così: "Erano tutti dei ‘leader popolari’. Non preti giovani e non di città, ma parroci di piccole comunità locali che erano ben conosciuti ed erano un punto di riferimento per la gente. Alcuni di loro condannavano le violenze e le vendette esplicitamente dal pulpito". Per domenica prossima,15 gennaio, anniversario della morte, la diocesi di Carpi ha organizzato un incontro su "Don Francesco Venturelli sacerdote, cappellano, parroco di Fossoli, cappellano del Campo".