Si dice "perplessa" la scrittrice Antonia Arslan, già docente di Letteratura italiana all’università di Padova, della decisione approvata dall’Assemblea nazionale francese di perseguire per legge chi nega il genocidio armeno. Ben più grave, è per la studiosa di origini armene, invece, "il lungo e colpevole silenzio che ha taciuto il genocidio armeno, il primo del XX secolo. Parlare di questa tragedia in Turchia oggi è ancora tabù". "Tuttavia afferma al Sir – capisco che in Francia, dove vive una forte minoranza armena (circa 500mila, la più vasta in Europa, ndr) e dove c’è già una legge che punisce i negazionisti della Shoà si cerchi di estenderla anche al genocidio armeno". Per avviare un processo di revisione storica della tragedia che colpì il popolo armeno dal 1915, secondo Arslan, "è necessario che la Turchia accetti di parlare di questa pagina nera della sua storia. La strada è lunga. Oggi nelle scuole turche non si può parlare di armeni. Molti intellettuali turchi, non celebri come il nuovo Nobel per la letteratura Orhan Pamuk (incriminato nel 2005 per alcune dichiarazioni sul genocidio armeno, ndr.) sono ancora sotto processo". "Trovo giusta conclude la scrittrice, autrice del libro "La masseria delle allodole" – la richiesta dell’Europa, reiterata per ben sei volte, di una forma di riconoscimento del genocidio da parte della Turchia se questa nazione aspira a far parte dell’Unione europea".