VERONA 2006: BELLETTI (CISF), LE CHAT “UNO SPAZIO DI RIABILITAZIONE”

“Gli affetti oggi soffrono di claustrofobia, sono legati all’oggi, non hanno la storia precedente né futura, come se tutto si dovesse pagare subito. Sono anche claustrofobici rispetto alle persone: al massimo arrivano all’io più te; anzi molto spesso è un affetto narcisistico”. Per Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia), la prima indicazione è “dare speranza al tempo”, cioè “ridare un’idea che l’affetto vive di promessa, speranza, fiducia e si genera e rigenera nel corso del tempo”. La seconda è “accompagnare gli affetti in una dimensione che sia relazionale e questo è anche un input educativo, nel senso che gli affetti, le storie d’amore devono essere vissute con un accompagnamento non moralistico, ma di condivisione da parte di comunità, parrocchie, gruppi”. Oggi, però, gli affetti si vivono anche nel mondo virtuale: incontri in chat sono sempre più frequenti. “Questo non è uno spazio di evangelizzazione, ma uno spazio di riabilitazione – dice Belletti -. La relazione ha bisogno di un viso a viso. Le chat sono barriere che si mettono alla relazione, da cui ci si protegge stando dietro uno schermo. Tutto ciò, però, dice di una fragilità del soggetto”.