Le Chiese europee e le organizzazioni ad esse collegate, come Caritas e Diaconia, “affermano che la propria attività di cura e assistenza sociale e sanitaria costituisce un tratto decisivo della propria identità” e ritengono che “i servizi” da esse erogati “rientrino nella clausola di esenzione prevista dalla Direttiva europea sui servizi”. E’ quanto emerso dal seminario di dialogo promosso ieri a Bruxelles dalla Commissione europea con la Commissione Chiesa e società della Conferenza delle Chiese europee (Cec/Kek)e il Segretariato della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). “Servizi sociali e sanitari: un contributo delle Chiese e delle organizzazioni ecclesiali al modello sociale europeo”: questo il tema dell’incontro, cui hanno preso parte circa 50 rappresentanti della Commissione e del Parlamento europei, delle Chiese e delle organizzazioni ad esse collegate. Al centro del seminario, la discussione in corso al Pe sulla Direttiva sui servizi, così come la recente Comunicazione in materia e la consultazione della Commissione sui servizi sanitari. Iniziative che, auspicano le Chiese, “dovrebbero concentrarsi soprattutto sulla qualità dei servizi”. Alla Commissione europea le Chiese chiedono “criteri etici nell’elaborazione delle politiche future”.