"Il cristianesimo di popolo è una risorsa per il Paese, nonostante la crisi e nei momenti di crisi". Lo ha detto Andrea Riccardi, docente di storia contemporanea all’Università "Roma Tre", concludendo ieri sera il confronto con esponenti della cultura europea, al termine della terza giornata del IV Convegno ecclesiale nazionale di Verona. "Giovanni Paolo II ha ricordato lo storico ha avuto il merito di cogliere il cattolicesimo italiano come un cristianesimo popolare complesso, fatto di tanti segmenti, non uguali, non divaricati e da non lasciar divaricare". Solo il cristianesimo di popolo, secondo Riccardi, è la via che "ci libera dalla dittatura del pessimismo o dall’ottimismo di maniera". "Un cristianesimo di popolo ha aggiunto è un cristianesimo dove non si separa la conoscenza intellettuale da una conoscenza affettiva e popolare", capace di uscire "dal gergo dell’ecclesialese" per "far crescere un linguaggio che parli di Dio e della vita, della Bibbia come grammatica e lingua della preghiera dei cristiani".