"Questione antropologica" e lo specifico modo di "essere Chiesa": sono questi, per Andrea Bellavite, direttore del settimanale diocesano di Gorizia "Voce Isontina", i nodi principali emersi nei diversi ambiti di discussione del Convegno. Per il primo aspetto, occorre "sottolineare in che modo la specificità dell’annuncio cristiano, la speranza che vince la morte, può essere il presupposto ineludibile per un corretto dialogo, capace di valorizzare la posizione dell’altro senza per questo cessare di permanere come segno di contraddizione". Per il secondo nodo, "a quarant’anni dal Concilio non è possibile discutere ancora sul ruolo dei laici e sul loro rapporto con la gerarchia. È evidente che esiste un’unica comunità ecclesiale, ricca di carismi e di ministeri": per Bellavite, in questo senso "la Chiesa è tutta ministeriale e tutta laica" e "una rinnovata presenza di ordine culturale e politico nella società italiana non può che procedere dalla riscoperta di quella dimensione mistica intesa come immediata percezione del Dio presente nella storia senza la quale la Chiesa non può testimoniare l’autenticità di una speranza che è per definizione un dono e che quindi non le appartiene ma viene ad essa affidata".