EUROPA: NOTA SETTIMANALE, "AMBIVALENTE STABILITÀ"

” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.” “” “Cambiano i rapporti di forza tra i principali partiti in Austria, con i socialdemocratici che riconquistano la maggioranza relativa e i popolari che perdono voti, in particolare a favore di una destra che complessivamente è in crescita. Più che una alternanza si è comunque registrata oltralpe l’anticamera di una grosse koalition.” “Poche settimane fa anche un altro paese dell’Ue, la Svezia , aveva registrato una elezione sul filo di lana: i conservatori avevano superato i socialdemocratici, producendo un’alternanza, peraltro attesa.” “In Francia intanto entra nel vivo la campagna per le presidenziali della primavera 2007: sembra certo il ritiro del presidente uscente Chirac: resta l’incognita Le Pen, che inopinatamente cinque anni fa escluse dal ballottaggio il candidato socialista. In Ungheria l’opposizione sconfigge il centro-sinistra alle elezioni comunali, mentre continua la polemica contro il premier socialdemocratico che si è vantato di avere mentito in campagna elettorale. Si possono trarre lezioni o si può disegnare un filo comune tra queste vicende che sembrano così disparate, pur sviluppandosi all’interno del medesimo "contenitore" politico-istituzionale, l’Unione Europea?” “Non esiste un mercato politico dell’Unione: esistono tanti mercati nazionali. Ritornato in frigorifero il processo "costituente", quel che emerge è una vicenda di alternanze relativamente rapide, che, come è avvenuto in Italia da più di dieci anni a questa parte, traducono due dati. Da un lato esistono alcune politiche obbligate, in particolare sul decisivo tema delle compatibilità economiche, cosicché destre e sinistre di governo, alternandosi, di fatto non si discostano nella impostazione delle scelte strutturali. Resta però la profonda diffidenza dei cittadini nei confronti dei partiti: sembra questo il secondo dato, con il cristallizzarsi – sulla destra – di uno zoccolo, più o meno significativo, di protesta radicale. ” “E’ l’ambivalenza della stabilità delle democrazie moderne, in cui esiste una quota di "antipartitismo culturale", che non stimola alcuna forma di partecipazione alternativa. Esiste anche un "antipartitismo reattivo", legato a reazioni critiche e congiunturali dei cittadini che non ha alcun effetto sulla partecipazione elettorale, sull’identificazione a partiti, ad impegni politici non convenzionali. La critiche delle performance governative, delle debolezze degli uomini politici, non conduce ad alcuna messa in discussione dei valori democratici: la diffidenza nei confronti dei partiti (o il loro discredito) non cessa di crescere, ma loro legittimità istituzionale non è messa in discussione.” “Anche se questa "ambivalente stabilità" delle democrazie contemporanee mette in evidenza quella che Linz ha chiamato "frustrazioni politiche" dei cittadini. Cui bisogna dare risposte, nuove ed impegnative.” “