Alla Chiesa italiana, a Verona, Benedetto XVI "non ha voluto consegnare un manuale di metodi ben pensati e bene elaborati" per risolvere i problemi della società italiana e del mondo, ma ha voluto comunicare "la potenza della parola di Dio che suscita la fede e infonde il suo Spirito nella Chiesa": questo, secondo Gaspare Mura, docente di filosofia alla Pontificia Università Urbaniana, il messaggio del Papa, che "ha voluto rinnovare in tutti i credenti prima di tutto la coscienza di essere Chiesa e di cosa significa essere Chiesa": non organizzazione puramente umana, ma "testimone del Risorto" e per questo, "speranza del mondo". Per Mura, Benedetto XVI ha voluto "elevare" la Chiesa italiana alla "vera visione delle cose", che è quella "soprannaturale", sottraendola alla "tentazione di fare calcoli e progetti", per affidarsi totalmente alla "speranza invincibile". Il Papa ha ricordato che i credenti in quanto "testimoni del Risorto" saranno "ricostruttori di rovine e rigeneratori di città distrutte". In questa prospettiva Benedetto XVI è sembrato anche affidare alla Chiesa italiana "una particolare missione per la rigenerazione cristiana dell’Italia, dell’Europa e del mondo".