Per superare il "rischio di un’autoreferenzialità della proposta cristiana", occorre "un dialogo continuo con la cultura, o meglio con le culture odierne, nei loro diversi linguaggi, con i sempre nuovi strumenti della comunicazione sociale, con la moltiplicazione e insieme la perdita di centro dei valori di riferimento nei diversi ambiti dell’esistenza". È quanto si legge nella sintesi dei lavori di gruppo riferiti alla tradizione, uno dei cinque ambiti attorno a cui si è articolato il IV Convegno ecclesiale nazionale, che si chiude oggi a Verona. Un compito, quello del dialogo, "tanto più urgente, quanto più la nostra società diviene pluralistica negli aspetti culturali e religiosi". Il dialogo, prosegue il testo, "si nutre di un’identità vissuta", che "richiede a sua volta un legame vivente e ininterrotto con le sorgenti della vita cristiana": di qui l’esigenza di "una formazione permanente alla scuola della Parola biblica, un approfondimento continuo della formazione catechetica e una ripartenza sempre rinnovata dal luogo centrale di tutta la tradizione e di tutta l’esperienza del cristianesimo, vale a dire la liturgia".