VERONA 2006: VOCI DI CONVEGNISTI, "LA DOMANDA DI IMPEGNO POLITICO"

"È importante che i cattolici mantengano alta la loro presenza nella sfera pubblica, con aspetti innovativi, tramite proposte che siano fedeli alle loro istanze originarie e nello stesso tempo feconde per le sorti dell’umanità". Il sociologo Franco Garelli commenta così al SIR il discorso conclusivo del card. Ruini, in cui a proposito della "testimonianza missionaria dei laici, che in Italia ha alle spalle una storia lunga e grande", ha segnalato riferendosi all’oggi "spazi aperti che appaiono assai ampi, promettenti e al tempo stesso esigenti sotto due profili": l’"animazione cristiana delle realtà sociali" e la "diretta proposta e testimonianza del Vangelo". Dal discorso del presidente della Cei, e in generale dall’andamento complessivo del Convegno di Verona, secondo Garelli, emerge "una chiara conferma della linea del progetto culturale", chiamato a una "seconda fase", e una "inequivocabile ripresa della domanda di impegno politico, molto presente tra i laici credenti". A distanza di undici anni dal Convegno di Palermo, dove c’era "molta tensione dovuta ad eventi come la fine della stagione dell’unità politica dei cattolici", e in cui "non ci si ritrovava più nell’uniformità dell’impegno politico, ma nella cultura come elemento unificante" – conclude Garelli – da Verona in poi "bisogna cominciare a tradurre in concreto i valori irrinunciabili di cui parla il Papa, nella dinamica del pluralismo".