“Era stata bandita dalla televisione” nazionale perché “cercava di dire la verità” ma, paradossalmente, “il suo volto era noto a tutti”; era “considerata la coscienza del giornalismo in Russia”. In una nota pubblicata oggi su SIR Europa, il corrispondente dalla Russia Victor Khroul ricorda così la giornalista Anna Politkovskaya, assassinata il 7 ottobre 20006 nell’ascensore del palazzo in cui abitava. “Cercava di dire al mondo la verità sui crimini compiuti in Cecenia, sulle violazioni dei diritti umani che si verificavano in tutta la Russia, sugli abusi di potere, sulla corruzione della società” scrive Khroul della corrispondente di “Novaya Gazeta”. “Hanno sparato alla nostra coscienza” ha detto di lei, dopo la sua morte, il preside della Facoltà di Giornalismo dell’Università di Mosca, Yassen Zassoursky. Con il coraggio di rimanere in Russia nonostante le ripetute minacce di morte, Politkovskaya ha perseguito l’obiettivo di “avvicinare il tempo della solidarietà e della sussidiarietà – osserva Khroul – rendere la società più umana e quindi più cristiana. È per questo motivo che tante persone stanno pregando per lei e che c’è una croce sulla sua tomba”.