“Se la Corte avesse inteso negare l’esistenza del diritto ad avere un figlio sano, questo significherebbe l’ingresso di un principio forte nel nostro ordinamento, ma non possiamo darlo per scontato. Prima di esprimere opinioni al riguardo è opportuno conoscere le motivazioni della sentenza”. Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), preferisce non dare giudizi sulla dichiarazione di inammissibilità con cui la Corte costituzionale ha ieri respinto la questione di legittimità dell’articolo 13 della legge sulla fecondazione assistita ribadendo, di fatto, il divieto alla diagnosi pre-impianto sugli embrioni, e invita a spettare il deposito dell’ordinanza e delle motivazioni. “Un politico – spiega al Sir – può già dire molte cose su questa sentenza che certamente è un segnale forte dal punto di vista politico; dal punto di vista bioetico e culturale occorre invece conoscere i motivi di questo rigetto e valutarne la consistenza, altrimenti si rischia di cadere in un ragionamento ideologico. Se la Consulta, ad esempio, avesse individuato un difetto procedurale nel ricorso, questo sarebbe stato respinto esclusivamente per ragioni formali. Il risultato sarebbe egualmente importante, ma non avrebbe lo stesso valore dal punto di vista sostanziale”.