Un’architettura liturgica che affonda le sue radici nel ventesimo secolo. È la situazione cecoslovacca, presentata oggi da Karel Rechlik, direttore del museo diocesano di Brno, nella Repubblica Ceca, al convegno internazionale sul tema "Architettura e liturgia nel Novecento. Esperienze europee a confronto", in corso (fino a domani) a Venezia. "Negli anni venti sorsero a Praga alcune costruzioni esemplari, che seguivano le ‘linee liturgiche’ internazionali", ha ricordato Rechlik, osservando come questo processo sia stato interrotto dalla seconda guerra mondiale e, poi, dagli anni del regime comunista. Ma con un’eccezione: "Alla fine degli anni sessanta furono costruite opere solitarie a Senetářov, Tichá e Frentátu, reazione alle nuove idee architettoniche e alle esigenze liturgiche del Concilio Vaticano II". Chiese e cappelle sono state costruite in grande quantità dopo il 1989, e quelle più recenti sono "convincenti sia dal punto di vista artistico, sia spirituale", nonostante i "periodi bui" abbiano portato una "scarsa qualità architettonica e poca chiarezza di idee teologico-liturgiche, esclusivamente dipendenti dalle concezioni del costruttore".