Nell’Anno europeo della mobilità dei lavoratori emergono posizioni contrastanti nell’Ue nei confronti di Romania e Bulgaria. Diversi Stati membri hanno deciso di limitare o negare, almeno temporaneamente, l’accesso ai lavoratori provenienti dai due paesi che entreranno nell’Unione il 1° gennaio 2007. Restrizioni in tal senso sono già state annunciate da Austria, Danimarca, Irlanda e, recentemente, dalla Gran Bretagna. In direzione contraria si sono orientate Svezia, Finlandia, Lettonia e Slovacchia. Giunge ora da Varsavia la decisione di aprire le frontiere, nonostante il fatto che la Polonia abbia il più elevato tasso di disoccupazione (attorno al 15%). “Non temiamo un’ondata di lavoratori provenienti da questi due Stati”, ha spiegato il vice ministro del lavoro Kazimierz Kuberski. La Polonia sarà disponibile ad accogliere i cittadini di Bucarest e Sofia dal momento del loro ingresso ufficiale nella Ue. Nonostante i ripetuti appelli della Commissione volti a favorire la mobilità dei lavoratori (i flussi di manodopera da Est a Ovest sono stati minimi dal 2004 a oggi, anno dell’allargamento agli ex Stati del blocco sovietico), la maggior parte degli Stati non ha ancora annunciato quale atteggiamento riserverà ai nuovi arrivati.