"La società postmoderna tende ad occultare e a rimuovere il fatto universale della morte e le sue inevitabili provocazioni per tutti. La morte diventa sempre più un fatto biologico, sanitario ed ecologico, assoggettato ad una normativa particolareggiata negli aspetti tecnici, ma con sempre meno apertura al senso del mistero della vita e al suo traguardo finale". Lo dice, in un’intervista su old.agensir.it, don Luigi Guglielmoni. "In un contesto segnato dal relativismo, il risultato immediato del ‘carpe diem’ e del benessere superficiale aggiunge – elude il gusto del cammino interiore verso certezze più alte, difficili da raggiungere ma durature. Per Guglielmoni, "familiarizzare con la morte aiuta a capire il senso dell’esistenza, a condividerla ‘adesso’ con gli altri e a non aspettare la fine per cogliere la forza dell’amore. Nella vita non si improvvisa nulla di ciò che è importante: se non familiarizziamo con la morte, non saremo mai disposti ad affrontarla, restando prigionieri della negatività e della disperazione. La memoria delle persone care, con il suo peso di dolore, riporta all’essenziale dell’esistenza: l’urgenza di amare ora".