” “Le chiese costruite in Belgio dalla fine del ventesimo secolo sono "edifici religiosi in grado di offrire una situazione d’insieme davvero equilibrata e, al contempo, molto aperta", che tiene presente sia le esigenze liturgiche, sia quelle architettoniche. Lo ha affermato stamattina Frédéric Debuyst del monastero benedettino di Clerlande, parlando al convegno internazionale "Architettura e liturgia nel Novecento. Esperienze europee a confronto", in corso a Venezia. Per il monaco, il Concilio ha segnato un punto di svolta per il Belgio, permettendo la comparsa di "un’autentica modernità". Un movimento che, avviato negli anni conciliari, "fino ai giorni nostri non ha subito alcun rallentamento" e, "costantemente incoraggiato dai vescovi", si è occupato di "questioni essenziali quali l’assemblea vivente, la doppia polarità della Parola e dell’altare, la profonda unitarietà del luogo". Di tensione "tra l’idea di modernità e i concetti fondativi dello spazio religioso" ha invece parlato Jose Manuel Fernandes, docente al dipartimento di architettura dell’università di Lisbona, presentando il caso portoghese, laddove "l’architettura religiosa della Chiesa cattolica ha assunto, nel ventesimo secolo, una fisionomia specifica, espressione dei valori, dei mutamenti e dei conflitti che hanno attraversato il Paese".” “