"La Chiesa non censura nessuno, ma non accetta neppure di essere censurata, perché non può abdicare al suo dovere-diritto di parlare per il bene e per la dignità della persona umana; e rientra nel dovere-diritto di ogni cittadino esprimere il proprio parere su come si spende il denaro pubblico". Lo afferma, in un comunicato ufficiale, la curia di Bologna, a seguito della dichiarazione con cui il sindaco Sergio Cofferati "Solo la censura, il pregiudizio e l’intolleranza rischiano di riportarci al tempo dei barbari" aveva replicato a un editoriale di "Bologna Sette", inserto domenicale di "Avvenire". Oggetto del contendere, la rassegna "Gender Bender" in corso in città per iniziativa del Circolo arcigay "Il Cassero". L’editoriale vedeva nell’"ossessiva educazione sentimentale di lesbiche e gay" una delle "perle" del festival, accusato di essere "un’invasione barbarica che oltraggia la fede e la ragione dei bolognesi". "Aggravante", secondo "Bologna Sette", il fatto che "l’iniziativa viene realizzata con il contributo degli assessorati alla cultura del Comune, della Provincia, della Regione Emilia-Romagna e di altre prestigiose istituzioni culturali pubbliche e di diritto privato". Da qui la domanda, che ha innescato la polemica: "È lecito spendere soldi pubblici per finanziare spettacoli di pornostar mascherate da artisti?".