Per mons. Atzei "questo rapimento non segna l’inizio di una nuova stagione di sequestri, perché nessuno oggi si permette di mantenere per mesi un rapito, con tutti i rischi conseguenti". In realtà, osserva il presule, "in Sardegna esiste una cultura della legalità"; mafia, ndrangheta e camorra non ci sono, "se non a livello indotto". Il problema è un altro: "da secoli i sardi sono abituati a farsi giustizia da soli, attraverso faide tra famiglie". In alcune comunità "certe reazioni vendicative – spiega l’arcivescovo – si tramandano di padre in figlio. Ciò è frutto anche di ignoranza e di difficoltà di inserimento sociale. Ciò coinvolge ancora a giovani di comunità chiuse". "La Chiesa dice mons. Atzei – è sempre intervenuta per contrastare questa mentalità attraverso gli interventi dei vescovi, ma anche operando attraverso una catechesi permanente sull’amore perdonante e la riconciliazione, la scuola e la cultura in genere. Un ruolo importante lo hanno anche i mezzi di comunicazione, soprattutto quelli ecclesiali, perché, oltre a spiegare il sostrato culturale e sociale che c’è dietro questi delitti, richiamano ad un’idealità civile che è necessaria in certa parte della Sardegna".