“La nostra conoscenza di Gesù ha bisogno soprattutto di un’esperienza viva”: lo ha detto oggi il Papa durante l’udienza generale del mercoledì, riferendosi alla figura di Bartolomeo, l’apostolo di cui ha tracciato una profilo umano e spirituale, dopo aver rilevato che nei Vangeli egli “non si trova mai al centro di nessuna narrazione”. Come Bartolomeo che – ha detto – “tradizionalmente viene identificato con Natanaele, dobbiamo essere noi stessi a venir coinvolti personalmente in una relazione intima e profonda con Gesù”. Nel suo caso, si è trattato dell’episodio del “fico”, quando Gesù gli disse: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”, ha ricordato Benedetto XVI. La “confessione di fede” di Natanaele, avvenuta a questa rivelazione, è stata: “Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele”. Questa duplice definizione di Natanaele ha una sua particolare importanza – ha proseguito il Papa – perchè “pone in luce un doppio, complementare aspetto dell’identità di Gesù: Egli è riconosciuto sia nel suo rapporto speciale con Dio Padre, di cui è il Figlio unigenito; sia in quello con il popolo di Israele, di cui è dichiarato re,qualifica propria del Messia atteso”.