Un appello per la Liberia, paese africano segnato da una grave crisi umanitaria, è stato lanciato in questi giorni dalla Conferenza episcopale irlandese nel corso della sua assemblea plenaria. In Liberia dal 2003 operano 450 militari irlandesi all’interno del contingente delle Nazioni Unite (15mila uomini) chiamato a ripristinare pace e stabilità dopo circa 15 anni di guerra civile che ha provocato oltre un milione di sfollati su una popolazione di poco più di tre. "Il contributo dei nostri soldati ha detto mons. Raymond Field, presidente della Commissione Giustizia e affari sociali dei vescovi irlandesi è riconosciuto, ma serve fare di più, ampliando il numero dei progetti umanitari gestiti da organismi di aiuto come Trocaire e Concern". Il vescovo ha ricordato come "in Liberia non esistono reti elettriche e telefoniche, le strade sono dissestate e le ferrovie non funzionano, ma le principali emergenze si registrano nel campo sanitario e dell’istruzione. La Liberia ha un’altissima percentuale di mortalità infantile, gli analfabeti raggiungono il 75%. Le scuole sono state in gran parte distrutte nel conflitto. Il Paese è totalmente dipendente dall’aiuto estero e in special modo dalle ong". Per questo mons. Field chiede al Governo irlandese di "mettere la Liberia tra i Paesi più bisognosi di aiuto".