Da parte del potere politico, ha osservato il patriarca di Venezia, "si tratta di superare il rapporto di tolleranza passiva nei confronti delle religioni a vantaggio di un atteggiamento di ‘attiva apertura’, che non riduca la rilevanza pubblica della religione agli spazi concordatari con lo stato"; da parte delle religioni "è necessario l’abbandono di autointerpretazioni di tipo privatistico o fondamentalista per creare il terreno di un interscambio diretto con le altre religioni e le altre culture; uno spazio di dialogo in cui le religioni possono giocare il loro ruolo di discorso pubblico sui valori di civiltà ed esprimere il loro giudizio storico". In questo senso, "un’Europa che sappia custodire e promuovere una concezione ed un’esperienza umana come quella imperniata sul rapporto verità-libertà scaturita nel suo seno a partire dalla tradizione giudaico-cristiana", sarà per le nazioni americane "un imprescindibile interlocutore culturale", sarà capace "di intrattenere un rapporto adeguato con le raffinate civiltà asiatiche" e "di assumere i suoi gravi ed improcrastinabili doveri verso il mondo africano", in particolare "dei Paesi del Sud del Sahara". (segue)