Rispetto alla questione dell’integrazione della Turchia nell’Unione europea, il card. Scola ritiene che si deve tener presente "la posizione sulla candidatura della Turchia all’Unione" dei cristiani che vivono in quel Paese, considerando in particolare "la presenza del Patriarcato ecumenico a Costantinopoli". Un "secondo criterio orientativo per valutare il caso Turchia è relativo alla concezione e alla pratica dei diritti umani". Per il card. Scola, "non bisogna pensare i diritti umani in astratto, come un puro elenco di principi. Ed in proposito ci possono aiutare le religioni viste come soggetto pubblicamente qualificato. L’universalità dei diritti umani potrebbe trovare maggior efficacia se alimentata dall’universalità delle religioni". Se si imposta un "corretto rapporto tra ragione, fede e religione", l’esperienza religiosa "può alimentare la promozione e la difesa dei diritti umani", aiuta a concepirli "come diritti inalienabili delle persone che si nutrono di positive appartenenze comunitarie e sono capaci di un’azione ad un tempo capillare ed universale". In questo quadro, ha concluso il patriarca, "la libertà religiosa non può non fungere da criterio guida anche per il caso Turchia".