Liberare le scienze e le tecnologie dagli "a priori" riduzionisti e formare le persone dei ricercatori, "che sono coloro che possono essere direttamente condizionati da simili a priori" affinché il loro approccio culturale ed esistenziale sia "largo ed aperto, privo cioè di preclusioni nei confronti della trascendenza". E’ quanto ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana nel suo intervento alla Conferenza internazionale "Università e Dottrina sociale della Chiesa" in corso a Roma. Parlando della "nuova questione antropologica" e dei rapporti "tra scienze e filosofia e tra scienze e teologia", il cardinale ha esortato “a non trascurare gli apporti che possono venire dalla valorizzazione del grande patrimonio dell’antropologia cristiana, teologica e filosofica” ed ha invocato “un cambio di approccio: passare cioè da quello oggi prevalente, che per conoscere la mente dell’uomo si concentra soprattutto sulla genesi degli stati mentali dall’organo cerebrale, alla rivalorizzazione di un approccio diverso, che prende in esame le prestazioni della nostra intelligenza e della nostra libertà, quali emergono dalla storia della cultura e anche da quelle capacità più elevate che sono proprie dell’uomo e lo differenziano da ogni altro animale nel modo più netto: tra esse la matematica, la filosofia, le creazioni letterarie ed artistiche". (segue)