Le nostre città sono malate, perché "sempre più aree di transito e sempre meno luoghi di incontro e convivenza. L’emergenza sanitaria è soprattutto una emergenza culturale e sociale". Questo il nucleo della prima giornata del XIII Workshop internazionale "Cultura, salute, migrazioni" che è iniziato oggi e proseguirà fino a giovedì 23 a Roma al Cnr. L’incontro è promosso dalla Struttura complessa di medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale dell’Istituto San Gallicano, l’Istituto internazionale scienze mediche, antropologiche, sociali (Iismas onlus) e la Fondazione don Luigi Di Liegro. Sul piano sanitario, il mondo è "un titanic che affonda", ha detto Manuel Carballo, del Centro internazionale su migrazione e salute (Icmh) di Ginevra. "Come sul transatlantico che affondò agli inizi del secolo scorso ha aggiunto – gli immigrati e i poveri, passeggeri di terza classe, si ammalano e muoiono in percentuali maggiori dei cittadini più agiati, passeggeri di prima classe sulla nave della salute". E questo perché "vivono separati dal contesto e in ambienti chiusi, poveri di beni e informazioni, mettono sotto sforzo il sistema immunitario a causa di una vita più faticosa, hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari".