Per chi ha il dono della fede, ogni vita umana "porta" l’impronta del Creatore ed "è destinata all’eternità", con la consapevolezza che essa "ci è stata affidata e non ne siamo i padroni assoluti". Chi ama la vita si interroga "anche sul senso della morte e di come affrontarla", ma "non cade nel diabolico inganno di pensare di poter disporre della vita fino a chiedere che si possa legittimarne l’interruzione con l’eutanasia, magari mascherandola con un velo di umana pietà". Sbagliato anche l’accanimento terapeutico. Amare la vita, proseguono i vescovi, "significa anche non negarla ad alcuno, neppure al più piccolo e indifeso nascituro, tanto meno quando presenta gravi disabilità". No, allora, alla "selezione eugenetica", al ritenere una vita "di minor valore o disponibile per la ricerca scientifica", al desiderio di un figlio "ad ogni costo", mentre "può anche essere adottato o accolto in affidamento". Di fronte alla "piaga dell’aborto", al "tentativo di legittimare l’eutanasia", al calo demografico, all’"umiliante sfruttamento della vita in cui si trovano tanti, soprattutto immigrati", per i vescovi "è necessaria una decisa svolta per imboccare il sentiero virtuoso dell’amore alla vita", con "dei ‘sì’, forti e lungimiranti a sostegno della famiglia fondata sul matrimonio, dei giovani e dei più disagiati". (segue)