"L’esito desiderato non è stato raggiunto e molto lavoro resta da compiere". È quanto ha affermato mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, intervenendo, il 17 novembre, a conclusione della III Conferenza di esame degli Stati Parte alla "Convenzione sulla proibizione o restrizione dell’uso di certe armi convenzionali che possono essere considerate eccessivamente dannose o avere effetti indiscriminati" (Ginevra, 7-17 novembre). Nel suo intervento, diffuso oggi dalla Sala stampa vaticana, mons. Tomasi ha giudicato "deplorevole il fatto che gli Stati-parte non siano riusciti a trovare un accordo su uno strumento giuridicamente vincolante sulle mine diverse dalle mine antipersona”. Ora, ha osservato Tomasi, "finché non verrà raggiunto un consenso internazionale, i singoli Stati dovranno introdurre misure forti e specifiche a livello nazionale per far fronte a questa impasse". Mons. Tomasi ha ricordato come la delegazione della Santa Sede abbia sostenuto "fin dall’inizio" le negoziazioni per uno strumento giuridicamente vincolante sulle munizioni a grappolo, optando "nel frattempo per una moratoria" in considerazione "dei disastri umanitari causati da tali armi, soprattutto ai danni della popolazione civile".