Alla “prossimità” va unita “l’evangelizzazione dell’ambiente culturale in cui viviamo”, ha aggiunto il Papa, per il quale “tra i pregiudizi che ostacolano o limitano un aiuto efficace alle vittime di malattie infettive c’è l’atteggiamento di indifferenza e persino di esclusione e rigetto nei loro confronti, che emerge a volte nella società del benessere”. Quest’atteggiamento “è favorito anche dall’immagine veicolata attraverso i media di uomo e donna preoccupati prevalentemente della bellezza fisica, della salute e della vitalità biologica. È una pericolosa tendenza culturale che porta a porre se stessi al centro, a chiudersi nel proprio piccolo mondo, a rifuggire dall’impegnarsi nel servire chi è nel bisogno”. Di fronte a tale situazione occorre “una pastorale capace di sostenere i malati nell’affrontare la sofferenza”. Importante, poi, la “collaborazione con le varie istanze pubbliche”, perché sia attuata “la giustizia sociale in un delicato settore come quello della cura e dell’assistenza ai malati infettivi”, che si dovrebbe tradurre in “equa distribuzione delle risorse per la ricerca e la terapia” e in “promozione di condizioni di vita che frenino l’insorgere e l’espandersi delle malattie infettive”.