"Dovere del medico è verificare se esistano le condizioni di un accanimento terapeutico e, di conseguenza, predisporre quanto necessario per un accompagnamento del paziente a una morte naturale serena e dignitosa, sospendendo terapie ormai inutilmente gravose": è il pensiero di Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Scienza e vita Bari, intervenendo oggi all’incontro "Né accanimento, né eutanasia" in corso nel capoluogo pugliese, dalle ore 18, presso la Sala Ordine dei Medici di viale Capruzzi, nell’ambito della campagna omonima, che si svolgerà in 50 città italiane. Altri incontri analoghi si svolgono oggi in città quali Pistoia, Cosenza, San Giorgio di Piano (Bo), mentre domani sarà la volta di Roma, Torino, Vercelli, Ferrara e altre località. Secondo Boscia, "l’eutanasia, sia attiva sia passiva, non solo non è dovere del medico, ma è un atto che contrasta con la deontologia professionale". Inoltre, Boscia che è anche presidente nazionale del Forum degli Operatori Sanitari, ritiene anche che "i cosiddetti testamenti biologici presentano molte ombre visto che si configurano come vincolanti decisioni prese dall’interessato molto tempo prima e in condizioni ben diverse da quelle in cui si trova quando vanno eseguite".