TESTAMENTO BIOLOGICO: MEDICINA E MORALE, EVITARE CHE SI TRASFORMI IN “FORME PALESI O OCCULTE DI EUTANASIA” (2)

"Mai il medico può ridursi ad essere un mero esecutore degli ordini del paziente e viceversa", scrivono ancora Fiori e Sgreccia su "Medicina e morale" a proposito del testamento biologico. Bisogna guardarsi, cioè, "dal pretendere di interpretare le espresse volontà del paziente come un ‘obbligo costrittivo’ per l’agire del medico, soprattutto quando tali volontà fossero in contrasto sostanziale con la sua deontologia professionale e con la sua coscienza che sempre va rispettata e tutelata, al pari di quella del paziente". "Nessun medico può esser costretto ad agire ‘contra scientiam et conscientiam, come nessun paziente può essere costretto a sottoporsi ad interventi che contrastano con la sua coscienza e la sua scala di valori", ammoniscono gli autori dell’articolo, secondo i quali "in caso di conflitto insanabile tra la coscienza del paziente e quella del medico, la giusta soluzione è la dimissione dall’ospedale". In definitiva, è la conclusione dell’articolo, "il modello di disposizioni anticipate (testamento di vita) che andrebbe assolutamente rifiutato, sarebbe quello che pretendesse di autorizzare l’anticipazione della morte o con un intervento attivo o con il suicidio assistito o con l’omissione di terapie efficaci idonee a sostenere la vita o migliorarne la qualità nel malato terminale e nel morente".