Come è emerso anche dal recente convegno di Verona, lo “spessore culturale e sociale della fede e il suo rapporto con il mondo” risulta “decisivo” nella "ricerca" dell’uomo di "un futuro personale e comunitario rinnovato, più giusto e in pace", e l’Irc può "dare un suo specifico contributo per decifrare meglio le aspirazioni dell’uomo di oggi", favorendo lo "sviluppo di personalità capaci di ‘guardare in alto’ e di costruirsi in atteggiamento di accoglienza degli altri e di disponibilità all’incontro e alla collaborazione, con una chiara consapevolezza delle radici religiose su cui è ancorata l’identità del nostro popolo". E’ "pericoloso togliere all’uomo la prospettiva di Dio e la testimonianza che della sete di lui danno le religioni", e la scuola per la Cei "deve dare il suo contributo alla riflessione sul mistero della vita, soprattutto oggi che, per la presenza di un numero in continua crescita di bambini e ragazzi provenienti da altri paesi, sta diventando sempre più un luogo di confronto di tradizioni culturali e religiose". "Memoria viva del passato, progettazione creativa del futuro scrivono i vescovi – la scuola è innanzitutto un tempo dedicato alla maturazione integrale degli alunni, quindi anche della dimensione spirituale e religiosa".