L’ottavario dei defunti, celebrato in molte parrocchie dopo il 2 novembre, è "un’occasione propizia" per "meditare sulla realtà della morte, che la cosiddetta ‘civiltà del benessere’ cerca spesso di rimuovere dalla coscienza della gente". Lo ha detto, ieri mattina, il Papa, prima di introdurre la preghiera dell’Angelus. "Nonostante tutte le distrazioni, però, la perdita di una persona cara ha chiarito Benedetto XVI – ci fa riscoprire il ‘problema’, facendoci sentire la morte come una presenza radicalmente ostile e contraria alla nostra naturale vocazione alla vita e alla felicità". Gesù, però, "ha rivoluzionato il senso della morte. Lo ha fatto con il suo insegnamento, ma soprattutto affrontando Lui stesso la morte". In ultima analisi, "Egli è nato per poter morire, e così liberare noi dalla schiavitù della morte". L’amore di Dio, operante in Gesù, ha dato, dunque, "un senso nuovo all’intera esistenza dell’uomo, e così ne ha trasformato anche il morire". Della morte corporale, insomma, "non c’è da aver paura", "perché è un sonno da cui saremo un giorno risvegliati". La "vera morte", da temere, è "quella dell’anima". Infatti, ha concluso il Papa, "chi muore in peccato mortale, senza pentimento, chiuso nell’orgoglioso rifiuto dell’amore di Dio, si autoesclude dal regno della vita".