"Sulla mia coscienza non gravano i peccati né contro la Chiesa né contro gli uomini. Posso guardarvi tutti dritto negli occhi". Lo ha detto, domenica scorsa, il vescovo di Tarnow Wiktor Skworc, chiarendo di aver sempre servito la Chiesa "con devozione e fedeltà" e di aver saputo solo alcuni mesi prima che avrebbe potuto essere accusato di collaborazione con i servizi segreti della Polonia comunista. In un carteggio riservato, nel quale il presule è descritto con lo pseudonimo "Dabrowski" come collaboratore del regime totalitario, sono infatti raccolti dei dati che lo riguardano. La Commissione di storici che ha esaminato il carteggio ha stabilito tuttavia che il vescovo non ha fornito ai funzionari dei servizi alcuna informazione che compromettesse l’allora pastore della diocesi di Katowice (dove ha lavorato), né altri presuli. Skworc era stato costretto ad avere dei contatti con la polizia segreta perché falsamente accusato di spaccio illegale di generi alimentari. La vicenda del vescovo di Tarnow s’iscrive nella triste pagina di verifiche condotte in Polonia per smascherare collaboratori e vittime dei servizi segreti comunisti. Il problema della collaborazione di alcuni sacerdoti con la polizia segreta è oggi oggetto di studi condotti su scala nazionale e in varie diocesi.