Con la morte di Pinochet "cade un’icona e un simbolo", ma bisogna evitare "le due espressioni opposte di allegria e aggressività": è il parere di Roberto Urbina, coordinatore dei programmi di Caritas Cile, che in una intervista al Sir commenta la morte dell’ex dittatore Augusto Pinochet, a cui sono seguiti scontri violenti tra la polizia e la gente scesa in piazza a festeggiare, mentre altri ne piangevano la scomparsa. La Caritas cilena concorda con quanto detto ieri dal presidente dei vescovi cileni, che ha invitato ad un atteggiamento di rispetto per entrambe le parti, "perché si smorzino le due espressioni opposte di allegria e aggressività”. “Tra i poveri e gli emarginati c’è grande sollievo dice Urbina -, perché con la sua morte cade un’icona, un simbolo. E quando un simbolo di questo tipo cade forse ci si può augurare un futuro con meno divisioni, sperando sia possibile una maggiore intesa, soprattutto nei confronti di chi ha sofferto le conseguenze della repressione e di chi sta soffrendo questa forma sottile e lenta di eutanasia che è la povertà. Ma bisogna stare attenti perché la povertà, frutto del sistema neoliberale, può provocare anche molta violenza a causa della rabbia accumulata". Secondo Urbina la decisione del governo cileno di non celebrare i funerali di Stato "rispetta il dolore di milioni di persone che hanno sofferto a causa della dittatura".