Essere "i primi nelle opere buone", per "aprire le porte del mondo a Cristo, nostro Salvatore". E’ l’invito rivolto "particolarmente in questo tempo di Avvento" dal Santo Padre, a conclusione dell’udienza generale di oggi, tutta dedicata alle figure di Timoteo e Tito, "stretti collaboratori" di san Paolo. "Se consideriamo unitariamente queste due figure", ha detto il Papa nella parte finale della catechesi, dopo aver ripercorso nella prima i tratti peculiari dei due discepoli, "ci rendiamo conto di alcuni dati molto significativi. Il più importante è che Paolo si avvalse di collaboratori nello svolgimento della sua missione". Anche se "resta l’apostolo per antonomasia", ha puntualizzato infatti il Pontefice, "appare tuttavia chiaro che non faceva tutto da solo, ma si appoggiava a persone fidate, che condividevano le sue fatiche e responsabilità". Altro dato saliente, la "disponibilità dei suoi collaboratori": le "fonti", ha sottolineato Benedetto XVI, "testimoniano la loro prontezza nell’assumere incombenze varie", che consistevano in genere nel "rappresentare il Papa in occasioni non facili" (segue).