"Essere in posizione di garanzia chiarisce Fiori significa avere compiti speciali nei confronti delle persone affidate alla propria cura e, per un medico, salvaguardare la loro vita". È giusto, quindi, che "nel caso in cui si crei una situazione di aggravamento per il distacco del ventilatore polmonare, il medico riattacchi la macchina". "Non esiste sottolinea Fiori il diritto a morire. Se una persona si suicida lo fa sotto la propria autonomia decisionale, ma se si è sottoposti a garanzia di medici, per questi ultimi scatta l’obbligo di salvare la vita". Inoltre, "togliere il respiratore a Welby non è un atto medico in sé, lo potrebbe fare chiunque, anche un familiare, ma non si può negare l’evidenza che si tratta di ucciderlo". "Ho sentito dire aggiunge Fiori che nel suo caso non si tratta di eutanasia: ma allora cos’è?". Per il medico legale, "si può capire il desiderio di Welby di non soffrire più, ma è anche vero che ci sono migliaia di disabili che morirebbero se non venissero curati ed imboccati. Se s’interrompesse nei loro confronti quello che potremmo definire ‘atto medico’ o di ‘sopravvivenza’ sarebbe mostruoso". (segue)