CASO WELBY: FIORI (MEDICINA E MORALE), "TOGLIERE IL RESPIRATORE NON è UN ATTO MEDICO, È EUTANASIA" (2)

"Essere in posizione di garanzia – chiarisce Fiori – significa avere compiti speciali nei confronti delle persone affidate alla propria cura e, per un medico, salvaguardare la loro vita". È giusto, quindi, che "nel caso in cui si crei una situazione di aggravamento per il distacco del ventilatore polmonare, il medico riattacchi la macchina". "Non esiste – sottolinea Fiori – il diritto a morire. Se una persona si suicida lo fa sotto la propria autonomia decisionale, ma se si è sottoposti a garanzia di medici, per questi ultimi scatta l’obbligo di salvare la vita". Inoltre, "togliere il respiratore a Welby non è un atto medico in sé, lo potrebbe fare chiunque, anche un familiare, ma non si può negare l’evidenza che si tratta di ucciderlo". "Ho sentito dire – aggiunge Fiori – che nel suo caso non si tratta di eutanasia: ma allora cos’è?". Per il medico legale, "si può capire il desiderio di Welby di non soffrire più, ma è anche vero che ci sono migliaia di disabili che morirebbero se non venissero curati ed imboccati. Se s’interrompesse nei loro confronti quello che potremmo definire ‘atto medico’ o di ‘sopravvivenza’ sarebbe mostruoso". (segue)