CONCILIO VATICANO II: CARD. CAFFARRA (BOLOGNA), PARTIRE DA UNA "CORRETTA INTERPRETAZIONE"

È l’evangelizzazione, "intesa come comunicazione del Vangelo quale risposta adeguata alle grandi domande dell’uomo", "l’opera che la nostra età esige". Lo ha affermato oggi pomeriggio a Bologna il card. Carlo Caffarra, aprendo alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna un convegno su "L’apporto della Chiesa di Bologna al Concilio Vaticano II e la recezione del Concilio nelle Chiese dell’Emilia Romagna". Il Concilio, ha ricordato il porporato, "voleva essere, come disse Paolo VI nel discorso di chiusura, un grande atto d’amore verso l’uomo, poiché, come continuamente ripeterà Giovanni Paolo II, l’uomo è la vita della Chiesa". Proprio Giovanni Paolo II definì il Concilio "la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo ventesimo: in esso – aggiunse – ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre". Ma, ha precisato il card. Caffarra, "perché la bussola possa orientare è necessario che chi intende usarla sappia leggerla correttamente". Per questo, ha sottolineato, occorre partire da una "corretta interpretazione", quale quella che "ha dato la Chiesa guidata da Paolo VI, da Giovanni Paolo II e, ora, da Benedetto XVI", soprattutto attraverso "i numerosi sinodi dei vescovi" e "i grandi documenti dottrinali dei pontefici".