Tra gli elementi critici il documento evidenzia “le retate controproducenti” perché, tra l’altro, “non contribuiscono alla lotta contro le organizzazioni criminali”. Denunciati anche i “fondi assolutamente inadeguati”, “la mancanza di un sistema di monitoraggio e di valutazione”, “la recente sospensione del numero verde a favore delle vittime”, il “ritardo nella messa in campo dei programmi di prima assistenza”. Tra le proposte, quella di “unificare la composizione della Commissione interministeriale per l’attuazione dell’art.18 ed ampliarla con un rappresentante del Ministero degli affari esteri, del Ministero del lavoro e della Direzione nazionale antimafia”; “istituire un tavolo interistituzionale nazionale”; rilanciare il numero verde, emanare il bando per il finanziamento dei programmi di prima assistenza, “definire lo status delle ‘neocomunitarie’ romene e bulgare", estendere i programmi di rientro volontario anche a “maschi e transgender”, promuovere “iniziative di informazione e sensibilizzazione". Le 157 realtà – tra cui numerosi enti religiosi – chiedono di costruire “un percorso di cittadinanza attiva, con l’attenzione all’autodeterminazione, all’autonomia abitativa e lavorativa, al radicamento territoriale, alla partecipazione ai processi di cittadinanza”.