Pubblichiamo la nota Sir sulla miniriforma dell’esame di Stato.
Giuseppe Fioroni l’aveva promesso all’indomani del suo insediamento a viale Trastevere "Cambierò la maturità" – ed effettivamente l’ha fatto. In tempi anche insolitamente rapidi per quanto riguarda le modifiche che interessano la scuola. Il testo della legge è stato approvato in via definitiva dalla Camera. Si tratta di una "miniriforma", che non stravolge la struttura dell’esame di Stato tre prove scritte, l’orale, la votazione in centesimi… – ma introduce alcuni elementi di cambiamento decisivi nella linea parola di ministro della "serietà e credibilità". Per certi versi si tratta di un ritorno al passato: viene infatti ripristinata la commissione mista di docenti per valutare i ragazzi, composta in parti uguali da docenti interni (quelli degli stessi studenti che sostengono l’esame) e docenti esterni, che non potranno appartenere allo stesso distretto scolastico dell’Istituto. Ogni presidente, inoltre, vigilerà su due sole commissioni d’esame. La riforma prevede anche lo scrutinio di ammissione all’esame, la necessità, per l’ammissione, che gli studenti abbiano recuperato tutti i debiti accumulati e cambierà anche la modalità del "conteggio" dei punti finali. Alcune disposizioni, in particolare quelle sui debiti e i crediti, entreranno in vigore solo dall’anno scolastico 2008/2009. Il cambiamento dell’esame era auspicato da molti. Negli ultimi anni le modifiche avevano portato alla sola commissione interna con i docenti degli allievi e all’unico presidente di commissione per ogni istituto. Il pericolo rilevato da più parti era quello di una sostanziale autoreferenzialità, che confligge con le ragioni stesse che hanno portato a partire dalla Riforma Gentile del 1923, con poi varie modifiche durante gli anni all’esame finale. Si tratta, infatti, di una prova che conclude gli studi secondari, li certifica e in qualche modo "pareggia" all’arrivo i diversi percorsi seguiti dagli studenti, attraverso le scuole pubbliche e non. In sostanza dovrebbe poter certificare una certa omogeneità di risultati conseguiti dagli allievi, su tutto il territorio nazionale, dando valore al titolo di studio e aprendo la strada verso l’Università. In passato questo aspetto era stato particolarmente accentuato dalle commissioni quasi totalmente esterne, con tra l’altro quel fenomeno caratteristico del sistema per cui si assisteva ad una vera e propria peregrinazione di insegnanti su e giù per lo Stivale, per presenziare agli esami di maturità anche molto lontano dalle abituali sedi di lavoro. Senza ripristinare sistemi forse anacronistici e certo estremamente dispendiosi il ritorno a commissioni miste e allo scrutinio di ammissione va effettivamente nella direzione degli inizi, contribuendo poi a riaffidare alla maturità anche una certa solennità che poteva sembrare svanita. Anche questo è utile: serve a prendere sul serio l’intero corso di studi. Tuttavia non bisogna fermarsi qui. La scuola secondaria superiore ha bisogno, se davvero si vuole riconquistare credibilità, di realizzare effettivamente i cambiamenti accennati negli scorsi anni e lasciati a metà o sospesi del tutto. Ha bisogno di superare l’incertezza sul suo futuro, le discussioni infinite tra "sistema dei licei" e corsi professionali, tra indicazioni nazionali e programmi locali. E si potrebbe aggiungere altro, a cominciare dalla piena realizzazione del sistema paritario (che con l’esame di Stato pienamente efficiente ha molto a che fare) e della libertà di educazione. Bene la miniriforma dell’esame di Stato. Ma bisogna andare avanti.