"Il racconto della nostra speranza comincia a Natale". Lo ha scritto alla comunità, in preparazione alla festa, mons. Filippo Strofaldi, vescovo di Ischia, per il quale la speranza "trascina anche noi a diventare testimoni di Gesù in tutti gli aspetti e in tutte le dimensioni della nostra vita, dall’accoglienza del bambino che nasce, vero dono di Dio, al rispetto della dignità di ogni uomo che viene al mondo e per tutto il corso della sua vita, nell’efficienza o nella disabilità, al mattino o al tramonto dell’esistenza, nel suo vivere e nel suo morire". In particolare, quali sono i segni di speranza che la Chiesa di Ischia offre, in pieno cammino sinodale e sulla scia del Convegno di Verona, si chiede il presule. "Siamo Chiesa di speranza afferma – se facciamo risplendere sulla comunità civile, culturale, sociale, sportiva, politica… il fil rouge dell’Amore che si manifesta nella solidarietà con gli ultimi, accoglienza a tutti non solo ai turisti, attenzione alle varie fragilità umane di malattia, nella mancanza di casa e di lavoro, nella premura dell’incarnazione nel territorio, senza evadere dai problemi della città". Due segni di speranza, poi, in memoria di Giovanni Paolo II: il Consultorio familiare diocesano, già ben avviato, e una Casa di prima accoglienza, "in pieno fervore di costruzione, da 3 mesi".