Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.” “” “” “Con la solenne consegna della bandiera e il solenne ricordo dei caduti italiani in Iraq – 32 militari, 2 civili e il dottor Calipari del Sismi – si è conclusa la missione "Antica Babilonia". Era iniziata nel giugno 2003 sulla base della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 1.483 del 22 maggio 2003. Dal 7 giugno 2003 al 1 dicembre 2006 sono stati 3 anni e mezzo di presenza significativa dell’Italia in un quadrante drammatico e cruciale della storia di questi primi anni del secolo. È stato un contributo importante da parte di un Paese come l’Italia, che ormai da diversi anni è all’avanguardia in questo nuovo strategico settore della governance mondiale.” “A Nassiriyah e più ampiamente nella provincia di Dhi Qar le condizioni di sicurezza sono garantite e il contingente italiano ha potuto cedere le consegne alle forze irachene con un bilancio molto significativo anche di realizzazioni infrastrutturali e civili. Nello stesso tempo è stato ribadito l’impegno solenne con le parole del ministro della Difesa – a "non voltare le spalle all’Iraq", in un momento viepiù drammatico della sua vicenda nazionale. ” “E questo in sostanza è il punto. La questione riguarda, ovviamente, in particolare gli Stati Uniti. È allo studio ormai da diversi mesi la definizione di una nuova impostazione della politica o più esattamente dei grandi indirizzi geo-politici – in quel decisivo quadrante medio-orientale di cui l’Iraq occupa una posizione centrale. Questo comporta la definizione in termini credibili di un exit strategy dal groviglio iracheno. È stata affidata all’esperto consiglio di James Baker, già consigliere di Reagan e ministro di Bush padre. Sono ormai in corso negli Stati Uniti le grandi manovre per le elezioni presidenziali del 2008 e la vecchia scuola realista sembra essere richiamata in servizio, laddove un’impostazione più "ideologica" ha mostrato la corda.” “Quel che riguarda gli Stati Uniti tuttavia non è mai privo di rilievo, in particolare per gli alleati, tanto più se la cornice unilateralista di necessità evolve. In questo quadro, sulla scorta proprio del suo grande impegno su molti dei più significativi scacchieri mondiali, dall’Afghanistan al Libano, ovviamente, passando però anche da Bosnia e Kosovo, l’Italia può dare un contributo significativo.” “Una così significativa esposizione e presenza militare reclama anche un ruolo attivo e consapevole dell’opinione pubblica. Reclama, essendo questo impegno oltre i confini ormai un dato permanente, l’emergere di una nuova consapevolezza, tesa ad identificare gli interessi strutturali del Paese, così da radicare l’impegno per la pace, bussola certa della nostra politica estera e di difesa, nel modo più significativo e lungimirante. Per un sistema politico sempre straordinariamente fibrillante perseguire e realizzare questo obiettivo rappresenta in prospettiva una necessaria prova di maturità.” “