DIETRICH BONHOEFFER: PERONE (UNIVERSITÀ DEL PIEMONTE ORIENTALE), "LASCIA IN EREDITÀ UN’ENORME PRODUTTIVA TENSIONE"

"Che importanza ha il permanente del messaggio cristiano per il fuggevole tempo dell’oggi in cui ci tocca vivere?": questa, per Ugo Perone, docente di filosofia all’università del Piemonte orientale e promotore del convegno internazionale "Bonhoeffer, eredità cristiana e modernità" in corso a Vercelli, la domanda che il teologo luterano si è posto in quanto credente e teologo e che ha posto "questioni che da allora non appaiono irrilevanti alla filosofia". "Si è scivolati su questa frase – ha commentato Perone – come se esprimesse solo l’esigenza di attualizzazione, di ammodernamento". In realtà: "l’oggi non è una qualsiasi attualizzazione, ma questa attualità, che per i suoi contenuti – la cesura introdotta dalla secolarizzazione – è tale da rimettere in discussione il rapporto tra oggi e lascito perenne. E tuttavia ciò non fa venir meno l’esigenza di rivendicare al cristianesimo come lascito permanente questo oggi, che è conflittuale, perché secolarizzato". Bonhoeffer, secondo Perone: "È moderno perché assume la modernità come cesura e fa di questa condizione interrotta la condizione del pensare teologico. E, potremmo aggiungere noi, del pensare tout court". "La rivendicazione bonhoefferiana – ha concluso Perone – rilancia il discorso e lascia in eredità un’enorme produttiva tensione, un lascito per credenti e non credenti, una modalità di pensare all’altezza della modernità, perché non totalmente incapsulata in essa: Come possono gli uomini – ha scritto Bonhoeffer – far fronte alle tensioni terrene, se non sanno nulla della tensione tra cielo e terra".